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mothia

 

 

Davanti la costa marsalese, nella zona delle saline, alcune piccole isole si stringono a formare una laguna: è la Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone. Tra queste, la più importante è sicuramente Mothia.

Il suo ruolo nella storia non è indifferente. Per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, i Cartaginesi ne vollero fare un proprio scalo commerciale. Purtroppo però Mothia subì le conseguenze della lotta tra Greci e Cartaginesi per il dominio sulla Sicilia. Quando fu attaccata e distrutta da Dionisio di Siracusa, i suoi abitanti si trasferirono sul promontorio antistante, dove sorse l’odierna Marsala.

 

 

 

I resti della sua civiltà e della sua florida attività economica sono stati riportati alla luce da una lunga serie di scavi archeologici, soprattutto grazie all’opera di Giuseppe Whitaker che aveva precedentemente acquistato l’isola.

Il Museo Whitaker - Nella sua casa oggi ha sede il Museo che raccoglie i reperti portati alla luce durante le diverse campagne di scavo. Un plastico vi mostrerà innanzitutto l’intera isola di Mothia, in modo da individuare più facilmente i siti di maggiore rilievo storico.

Il Museo conserva una gran quantità di reperti di epoca preistorica, materiali rinvenuti nell’abitato, arredi funerari provenienti dal Thofet e dalla Necropoli arcaica, ceramiche, monete, sculture, gioielli e  steli votive.

Grande vanto dell’isola, è il famoso Giovinetto di Mothia.

 


 

 

La statua in marmo bianco dell’Anatolia, alta 1,81 m, manca degli arti. Molti sono ancora i dubbi riguardo l’origine e il soggetto rappresentato. La tunica e la complessa acconciatura fanno comunque pensare ad un soggetto di alto rango. L’autore, se non greco, fu comunque influenzato dallo “stile severo” greco e possedeva un senso plastico non comune. Le proporzioni sono armoniose ed eleganti. Molto bella la tunica pieghettata e ben disegnata sul corpo. Probabilmente risale al V sec. a.C.

L’isola è facilmente percorribile a piedi.

La folta vegetazione dell’interno rende piacevole la visita. Passeggiando incontrerete:

La Casa dei Mosaici: due mosaici del IV sec. a.C. formati da ciottoli bianchi e neri che raffigurano scene di lotta tra animali.

Il Cothon: piccolo bacino di carenaggio dalla forma rettangolare.

Resti di fortificazioni: nonostante la sua posizione geografica fosse già una protezione naturale, a partire dalla metà del IV sec. e tramite interventi successivi, la città venne cinta di mura. Se ne vedono alcuni resti a Nord e a Sud. Sono visibili anche alcune delle torri collocate lungo il perimetro.Il santuario di Cappidazzu: l’area comprende costruzioni di varie epoche di cui è ancora sconosciuto l’utilizzo. La presenza di alcuni altari fa pensare comunque ad un luogo sacro destinato alle offerte per le divinità.

Il Thofet: area sacra dov’erano sacrificati agli dei i primogeniti maschi. Qui sono state ritrovate numerose stele votive.

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